Produzione 2026

Complimenti! Se sei qui è perché hai acquistato un vasetto di miele acacia de La Fattoria del Furlo prodotto nel 2026 e perché, probabilmente, vuoi saperne un po' di più su questo miele.

Questo non è un qualunque vasetto di miele, ma è il frutto di un'esperienza di vita. Lo è per le api che vivono del loro raccolto, con lui si nutrono e per lui si sacrificano. Lo è per me che per produrlo vi dedico tutto il mio tempo libero. Lo è anche per te che puoi beneficiare del risultato di così tanto lavoro racchiuso in questo piccolo contenitore.

Il miele è anche un'esperienza del territorio. Le api raccolgono quello che offre loro il territorio in cui vivono, sanno trovare qualcosa di buono in posti impensabili, ma non crediate che non siano selettive, tutt'altro: sanno trovare il meglio del meglio e metterlo a frutto. Le mie api sono poste alle pendici del M. Pietralata e del M. l'Arcello, sono zone prevalentemente boscate a monte e con agricoltura non intensiva a valle. In prossimità dei centri abitati vi sono ampie alberature, specialmente di tiglio, come ad esempio intorno al Santuario del Pelingo.

Bisogna anche dire che un miele come questo non si improvvisa mettendo delle api in un posto qualunque e aspettando che sgorghi a fiumi direttamente dentro il barattolo. Nasce dalla fatica di oltre venti anni di esperienza nel settore, dalla meticolosa ricerca dell'igiene ed dell'integrità del prodotto lungo tutta la filiera di produzione, dalla scelta delle postazioni di raccolta, ma soprattutto dalla ricerca del benessere animale.

Dietro al benessere animale c'è un territorio non sottoposto ad agricoltura intensiva, c'è la scelta di non sfruttare le api fino all'ultima goccia di miele, al contrario c'è la scelta di riservare buona parte della produzione come scorta per la nutrizione delle api. C'è anche la consapevolezza che gli strumenti di lotta contro la varroa possono essere un'arma a doppio taglio da usare con parsimonia e al momento opporturno, comunque sempre al di fuori dal periodo di raccolto.

Molti colleghi sostengono che nutrire le api con il loro miele si anti-economico, invece io l'ho sempre considerato un fattore qualificante del mio miele, riscontrabile nell'alto gradimento dei miei clienti e del loro alto tasso di ritorno. Oggi esistono tecniche di analisi (spettroscopia di risonanza magnetica nucleare, NMR) che rivelano differenze inaspettate tra mieli che sulla carta dovrebbero avere le stesse qualità chimico-fisiche e organolettiche (vedi qui e qui). Mi aspetto che nel giro di un po' di tempo qualcuno realizzi uno studio per verificare le differenze tra il miele prodotto da api in buona salute (nutrite con il loro miele) e miele prodotto da api nutrite con sciroppi artificiali introdotti dall'apicoltore. Per fare un paragone, provate ad assaggiare il latte di una mucca che sta tutto l'anno in stalla e quello di una mucca che sta sui pascoli alpini in quota: non c'è bisogno della risonanza magnetica per capire che sono diversi!

Nel 2026 ho potutto fare tre smielature: la prima con il raccolto di acacia, la seconda con un millefiori primaverile e la terza con un millefiori estivo

Le caratteristiche dell'acacia sono note a molti: è un miele giallo paglierino, dall'odore debole e delicato, anche l'aroma è molto delicato e poco persistente, tendente alla vaniglia o al confetto. Piace molto perché rimane quasi sempre liquido e perché nell'immaginario collettivo prevale l'equazione: miele = liquido = acacia. L'utilizzo che valorizza maggiormente questo miele è l'abbinamento con latticini freschi: sopra una ricotta fresca, mescolato nello yogurt o sopra uno spicchio di pera sono proposte per delle merende indimenticabili!

Per conoscere in maniera più approfondita le caratteristiche del miele di acacia leggi pure le schede di caratterizzazione dei mieli italiani redatte dal Ministero delle politiche agricole, Istituto sperimentale per la zoologia agraria, sezione di apicoltura, aggiornate nel 2022.

Il miele millefiori, invece, non è apprezzato come quello di acacia. Secondo il mio punto di vista si tratta di un grosso errore perché, imitando un po' il settore dell'olio (olio monovarietale), si tende a ricercare la qualità nei mieli uniflorali, cioè ad accontentarsi di percepire un solo carattere alla volta di quello che può offrire un territorio, invece di una molteplicità di caratteri. Sarebbe stato meglio seguire l'indirizzo del settore del vino che dentro il bicchiere ricerca la varietà dei sapori e degli odori. Il vino con un unico marcato sapore non è apprezzato come quello che sprigiona tante sensazioni.

Il miele millefiori è paragonabile più al vino che all'olio: racchiude in sé tante sensazioni ed è il modo migliore per apprezzare un territorio, non in senso metaforico, ma nel vero senso della parola. La vite, infatti, sta ferma nella sua posizione e riceve il suo carattere dal terreno e dagli agenti atmosferici, mentre le api si muovono, vanno a raccogliere sistematicamente ovunque e formano il carattere del loro cibo come una vera e propria mappatura del territorio.

Il miele millefiori è diverso dall'acacia anche per il fatto che cristallizza. Questa è un'altra delle caratteristiche che, secondo me, è stata sottovalutata. Il miele cristallizzato si può spalmare, si può mangiare a cucchiaiate, si può cucinare: è più versatile. Se provate a mescolarlo un po' diventa cremoso ed è abbinabile con molti cibi. Provate a leggere qui e qui.

Grazie per avermi dedicato il tuo tempo! 

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